Vittorio Graffietti è morto a 84 anni nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre 2026 a Montefiascone

Prima di diventare la storia di un’azienda, quella di Vittorio Graffietti era stata una vita di lavoro, famiglia e rinunce. Una parte l’aveva affidata a un libro scritto per i nipoti, perché restasse memoria anche degli inizi: la fisarmonica suonata per guadagnare qualcosa in più, il viaggio di nozze di appena tre giorni, la decisione di acquistare una tipografia.
Graffietti è morto a Montefiascone nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre 2026, a 84 anni. Fondatore della Graffietti Stampati, lascia un’attività proseguita dai figli Maurizio e Fabrizio e un percorso che attraversa decenni di artigianato nella Tuscia. La causa del decesso non è stata resa nota.
L’ultimo saluto nella basilica di San Flaviano
Il funerale sarà celebrato mercoledì 14 ottobre alle 10 nella basilica di San Flaviano, a Montefiascone. La salma è esposta alla casa funeraria La Speranza.
Per familiari, conoscenti e persone incontrate negli anni di lavoro sarà il momento dell’ultimo saluto. In città il suo nome è legato alla tipografia che ancora oggi porta il cognome di famiglia: un’impresa nata da una scelta precisa, dopo gli anni dedicati a imparare il mestiere.
La proposta del 1973 e la tipografia pagata in sei mesi
Nel libro “Dal Diario del nonno”, dedicato ai nipoti, Graffietti aveva raccontato il passaggio decisivo della sua vita professionale. Nel 1973 due persone gli proposero di rilevare la loro tipografia. Accettò e, secondo quanto riportato nei suoi ricordi, riuscì a pagare tutto in sei mesi.
Prima c’erano stati il collegio a Viterbo e l’ingresso nel lavoro. Durante il Carnevale suonava anche la fisarmonica, un modo per aggiungere qualcosa ai guadagni. Sono dettagli che nel diario affiancavano il racconto dell’attività, restituendo spazio alla quotidianità da cui tutto era cominciato.
Nel 1967 aveva sposato Antonietta. La luna di miele a Roma era durata tre giorni: fermarsi di più sarebbe costato troppo. Anche quella breve vacanza era entrata nelle pagine per i nipoti, tra i ricordi di un periodo in cui ogni spesa aveva un peso.
La crescita dell’impresa e il passaggio ai figli
Il 1973 è la data d’inizio indicata dalla Graffietti Stampati. Negli anni successivi l’attività si ampliò, fino all’inaugurazione della sede in località Le Guardie, a metà degli anni Novanta.
Con il tempo cambiarono i macchinari e aumentarono le lavorazioni. A libri, riviste e cataloghi si affiancarono guide turistiche, giornali, opuscoli e materiali promozionali. La crescita produttiva fu accompagnata anche da passaggi organizzativi, come la certificazione del sistema di gestione della qualità ottenuta nel 2004.
A proseguire il lavoro sono stati Maurizio e Fabrizio Graffietti, già alla guida dell’azienda nel 2014. Il ricambio generazionale era dunque consolidato da tempo. Oggi la produzione comprende sistemi offset e digitali, formati e finiture differenti; l’impresa indica inoltre l’impiego di energia prodotta dai propri impianti fotovoltaici.
Il libro su Elisabetta II stampato nella Tuscia
Tra le commesse della tipografia figura anche “Queen Elizabeth II”, la biografia della sovrana britannica scritta da Nicholas Drummond. Nel 2011 ne furono stampate circa tremila copie in inglese, poi spedite in Inghilterra.
Il volume ripercorreva la vita della regina fino ai primi anni Duemila, con fotografie e contenuti dedicati alla famiglia reale e alla monarchia. Nello stabilimento di Montefiascone era conservata una copia con la dedica dell’autore a Maurizio e Fabrizio, datata ottobre 2011.
Un episodio che documenta il percorso dell’azienda: dalle sue macchine era uscito un libro destinato al mercato britannico, una lavorazione capace di portare l’attività della tipografia oltre i confini italiani.
Ai nipoti, il racconto di ciò che conta
Il nome di Vittorio Graffietti compare anche nell’Albo Maestri d’Opera e d’Esperienza 2012 di ANAP Confartigianato, associato alla provincia di Viterbo e alla sua professione: tipografo.
La testimonianza più personale resta però il diario. Tra gli insegnamenti affidati ai nipoti c’era l’idea che per «ottenere risultati servano sacrifici e onestà che nel tempo vengono compensati dal successo».
Accanto al mestiere, aveva scelto di raccontare anche ciò che una storia aziendale spesso non contiene: una fisarmonica, il matrimonio, le rinunce degli inizi. Ora la tipografia continua con i figli. Ai nipoti restano quelle pagine, scritte apposta per loro, in cui ritrovare la voce e i ricordi del nonno.