Bamboo, il nuovo hotel economico vicino all’Olympic National Park: apertura prevista nel 2027

Una camera più piccola, ma con bagno privato, macchina per l’espresso e un proiettore per lo streaming. Fuori dalla stanza, spazi per incontrarsi e una terrazza con sauna e vasca idromassaggio. È la proposta di Bamboo, nuovo marchio alberghiero che punta a rendere più accessibile un soggiorno curato. La prima apertura è prevista nel 2027 a Port Angeles, nello Stato di Washington, vicino all’Olympic National Park.
Il pubblico di partenza è quello degli escursionisti e di chi viaggia su strada: persone che vogliono esplorare un parco nazionale senza rinunciare a dormire in albergo. Il progetto cerca un’alternativa ai motel datati, scelti talvolta per necessità, ma non sempre convenienti quanto ci si aspetterebbe.
Quanto dovrebbe costare una notte
Per capire il posizionamento di Bamboo, il fondatore Nicholas Curcio propone un confronto con marchi già conosciuti. A Yahoo Travel ha spiegato che una camera dovrebbe costare mediamente circa 20 dollari a notte in più rispetto a un motel economico tradizionale e circa 20 dollari in meno rispetto a un Hampton Inn o un Best Western.
Non si tratta quindi di una tariffa unica annunciata per l’apertura, ma di un’indicazione della fascia di prezzo cercata. Come riferimento, un Best Western vicino a Port Angeles presenta generalmente prezzi compresi fra 120 e 210 dollari a notte.
La scelta della località nasce da una carenza individuata da Curcio nell’offerta esistente. A Port Angeles, come in altre destinazioni simili, alcune strutture costruite decenni fa potevano arrivare a chiedere 400 dollari a notte. Secondo il fondatore, a quelle cifre non corrispondeva necessariamente un’esperienza soddisfacente: alcuni soggiorni potevano lasciare gli ospiti delusi o persino con una sensazione di insicurezza.
La terrazza e gli spazi comuni al centro del progetto
Una parte importante dell’esperienza Bamboo dovrebbe svolgersi fuori dalla camera. Per la prima struttura sono previsti un forno per la pizza, uno spazio dedicato alle proiezioni e una sala fitness. L’idea è rendere le aree condivise abbastanza interessanti da invitare gli ospiti a frequentarle, anziché restare nella propria stanza.
Sul tetto, il programma comprende una vasca idromassaggio, una sauna e una vasca per immersioni fredde. È previsto anche un servizio di colazione più curato, con la possibilità di mangiare burrito da colazione guardando le Olympic Mountains.
Le camere avranno una superficie di circa 200 piedi quadrati, inferiore a quella di una stanza d’albergo tipica. Lo spazio ridotto non comporterà però la rinuncia al bagno privato. Fra le dotazioni annunciate figurano un proiettore per accedere ai servizi di streaming, una macchina per l’espresso, un frigorifero e un altoparlante Bluetooth.
Sono inoltre previste tende oscuranti, una cassaforte e soluzioni per riporre abiti e bagagli. La selezione dei comfort segue l’obiettivo del marchio: offrire un’esperienza vicina a quella di una struttura di categoria superiore, mantenendo un prezzo più contenuto. Nel gruppo dirigente di Bamboo figurano anche professionisti provenienti da CitizenM, catena nota per il suo approccio minimalista.
Meno servizi accessori, più attenzione a ciò che serve
Il progetto si inserisce in una ricerca più ampia di soggiorni accessibili negli Stati Uniti. CitizenM, Moxy e Pod Hotel propongono già, in grandi città come New York, camere compatte e dotazioni essenziali, affiancate da bar e aree comuni più invitanti.
Chekitan S. Dev, docente di gestione alberghiera alla Cornell University e membro del comitato consultivo di Bamboo, descrive a Yahoo Travel un modello che concentra le risorse su ciò che conta davvero per il pubblico di riferimento. In questa categoria di hotel, il contenimento dei costi può passare dal check-in automatico, dai distributori di prodotti necessari durante il soggiorno, dall’assenza di un banco concierge o da pulizie meno frequenti.
Si tratta di caratteristiche del modello descritto da Dev, non di un elenco di servizi annunciati per Bamboo. Il principio è evitare di far pagare agli ospiti prestazioni che non cercano. Ma il compromesso sullo spazio non convince tutti: lo stesso docente racconta che, durante un soggiorno a New York con la moglie, aveva trovato la camera troppo piccola per le loro esigenze.
Perché non basta importare gli hotel a capsule
Ridurre lo spazio per abbassare il prezzo non è una novità. Gli hotel a capsule, diventati popolari a Osaka negli anni Settanta per offrire riposo ai lavoratori prima del ritorno a casa, si sono diffusi in città come Copenaghen, Zurigo, Singapore, Cusco e Bangkok. In alcune strutture si dorme in capsule individuali all’interno di ambienti più grandi, condividendo i bagni.
Negli Stati Uniti questa formula non ha avuto la stessa affermazione. Secondo Vanja Bogicevic, docente di marketing dell’ospitalità alla NYU, il pubblico americano tende a desiderare più spazio e riservatezza. Al tempo stesso, chi viaggia per un concerto o un evento e trascorre quasi tutta la giornata fuori dall’hotel può non voler spendere molto per la stanza.
Bamboo cerca di collocarsi fra queste esigenze. E Port Angeles dovrebbe essere soltanto l’inizio: Curcio punta, nel lungo periodo, a un marchio di riferimento per le soste lungo i percorsi stradali, nella categoria di Best Western o Courtyard by Marriott, ma con un’identità meno aziendale e prezzi più accessibili. Un’ambizione che va oltre le sole destinazioni naturalistiche.